L’eco che resta


Si è smarrito, dicono,
lì dove l’alba piega i contorni
e il silenzio si deposita.

Era un nodo di luce,
un grumo di terra attaccato al passo,
un niente che pesava
come un nome dimenticato.

Lo cerco ancora,
tra i filamenti del vento
che sgrana lettere lente,
dove il bosco si inclina
e svanisce in se stesso.

L’eco che resta
non è più assenza,
ma radice sottile
che cresce senza chiedere.

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