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Della fine

iene, la fine, non come un taglio, ma come un bordo che lentamente si sfilaccia nell’aria— silenziosa, quasi gentile nel suo modo di smettere. Un giorno soltanto troverà freddo ciò che prima ardeva: le pietre stanche del proprio calore, le foglie che non cercano più vento, l’acqua che non ricorda il suo scorrere. Tutto farà un passo indietro per lasciare spazio a un respiro più largo. Eppure, nella fine, c’è un chiarore che non pesa: una piega di mondo che si volta piano, come chi si congeda senza voler disturbare. Un pulviscolo di istanti che continua a brillare anche mentre si spegne. Così la fine resta un principio capovolto: una soglia che si dissolve e porta con sé soltanto ciò che ha saputo farsi leggero— un nome sussurrato, una domanda che non chiede risposta, la minuscola gioia

Monte Senario – terra e cielo

Il sentiero sale quieto, e la terra ti regge con una cura segreta: radici che si offrono al passo, pietre che serbano un silenzio buono. Qui ogni cosa trattiene e consola, come un gesto antico che non dimentica. Poi il bosco si apre e ti affida al cielo , alla sua ampiezza lieve, quasi benedizione. Le nuvole scorrono come pensieri purificati, e il vento ne porta l’eco fino al limite del respiro. In alto, il convento appare non come un richiamo, ma come un riparo: una casa posata tra aria e roccia, dove il passo trova misura e il cuore si distende senza dire. E allora comprendi che abitare è questo: lasciarsi tenere dalla terra, lasciarsi aprire dal cielo, e stare un poco in mezzo, in quell’intervallo di luce che somiglia alla pace.

La mano sinistra

1.  La mano sinistra avanza come un animale notturno: scruta, fiuta il margine, posa sul foglio il suo passo invertito. 2.  È il lato ombra del corpo, dove la lingua inciampa e trova una nuova radice. Un alfabeto mancino che sfarina la luce. 3.  Tra le dita si raccoglie un pulviscolo di mondo: errori, scarti, tutte le piccole deviazioni che salvano dal rigore. 4.  E quando traccia un segno, lo fa controvento, aprendo un varco obliquo dove il pensiero, finalmente, perde l’equilibrio e respira.

La caduta

È successo in un istante, alle rampe del sottopasso, nel rumore d’acqua del temporale. Non so se fu il piede a mancare, o il vento, con l’ombrello aperto, a spingermi giù come un pensiero sbagliato. Il pavimento lucido, un riflesso di luce e di colpa, poi il corpo che impara la sua lezione verticale. L’omero si è fratturato, e in quel punto la materia ha pensato per me: una parola di dolore, nitida, senza inflessioni. Da allora cammino più piano, come chi sa che ogni passo trattiene un enigma tra il caso, la gravità e il vento.

L’orlo che manca

Il mondo si compatta in una specie di ronzio di fondo, una saldatura continua che chiude ogni spiraglio. Non c’è più un luogo per il respiro distratto, per quella deriva dello sguardo che un tempo bastava a creare un varco nel giorno. Le emozioni sottili— timidezza, malinconia, una tenerezza che esita— sono diventate bande laterali, fruscii che il sistema filtra. Viviamo nel pieno costante, nella saturazione dei segnali. Il vuoto, il suo piccolo servizio di manutenzione dell’anima, è stato esternalizzato altrove, forse in qualche errore di rete che nessuno ha ancora pensato di correggere.

L’eco che resta

Si è smarrito, dicono, lì dove l’alba piega i contorni e il silenzio si deposita. Era un nodo di luce, un grumo di terra attaccato al passo, un niente che pesava come un nome dimenticato. Lo cerco ancora, tra i filamenti del vento che sgrana lettere lente, dove il bosco si inclina e svanisce in se stesso. L’eco che resta non è più assenza, ma radice sottile che cresce senza chiedere.

Solitudine in tempo reale

  Nell’azzurro artificiale del giorno scrollo la mia ombra come una notifica. Il mondo mi guarda da uno schermo, io lo guardo tornare in pixel, un po’ più distante ogni volta. Il capitale parla sottovoce, promette compagnia in abbonamento. Ma la voce resta metallica, come se il cuore fosse un server in ritardo. L’Occidente — una stanza piena di connessioni spente, dove la solitudine ha imparato a essere interattiva.