L’orlo che manca


Il mondo si compatta
in una specie di ronzio di fondo,
una saldatura continua
che chiude ogni spiraglio.

Non c’è più un luogo
per il respiro distratto,
per quella deriva dello sguardo
che un tempo bastava
a creare un varco nel giorno.

Le emozioni sottili—
timidezza, malinconia,
una tenerezza che esita—
sono diventate bande laterali,
fruscii che il sistema filtra.

Viviamo nel pieno costante,
nella saturazione dei segnali.
Il vuoto, il suo piccolo servizio
di manutenzione dell’anima,
è stato esternalizzato altrove,
forse in qualche errore di rete
che nessuno ha ancora pensato
di correggere.

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