Solitudine in tempo reale

 


Nell’azzurro artificiale del giorno

scrollo la mia ombra come una notifica.


Il mondo mi guarda da uno schermo,

io lo guardo tornare in pixel,

un po’ più distante ogni volta.


Il capitale parla sottovoce,

promette compagnia in abbonamento.

Ma la voce resta metallica,

come se il cuore fosse un server in ritardo.


L’Occidente —

una stanza piena di connessioni spente,

dove la solitudine ha imparato

a essere interattiva.

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