La caduta


È successo in un istante,

alle rampe del sottopasso,

nel rumore d’acqua del temporale.


Non so se fu il piede a mancare,

o il vento, con l’ombrello aperto,

a spingermi giù come un pensiero sbagliato.


Il pavimento lucido,

un riflesso di luce e di colpa,

poi il corpo che impara la sua lezione verticale.


L’omero si è fratturato,

e in quel punto la materia ha pensato per me:

una parola di dolore,

nitida, senza inflessioni.


Da allora cammino più piano,

come chi sa

che ogni passo trattiene un enigma

tra il caso, la gravità e il vento.



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